Il gentiluomo liutaio genovese che divenne il primo curatore del “Cannone” di Paganini e le cui eleganti copie influenzarono un’intera generazione

In una lettera indirizzata al virtuoso del violino Félicien David nel dicembre del 1873, Nicolò Bianchi menziona il suo giovane assistente:
«Ho un allievo che vive in casa mia da quattro anni: è figlio di un ingegnere del Comune di Casale Monferrato. È egli stesso ingegnere e uomo benestante, ma ha preferito fare il liutaio piuttosto che l’ingegnere.»

L’assistente di Bianchi era Eugenio Praga (1847–1901), figlio del noto ingegnere Pietro Praga. In quegli anni Casale Monferrato viveva un periodo di crescita economica e di vivace attività musicale, con numerosi dilettanti e collezionisti di strumenti. È probabile che Bianchi, che aveva clienti in città, sia stato presentato a Praga dal conte Zimiglio.

Abbandonare la carriera di ingegnere per dedicarsi alla liuteria era una scelta insolita: per un gentiluomo dell’epoca non era consuetudine “lavorare con le mani” per vivere. Possiamo immaginare che il padre non accolse con entusiasmo la decisione del figlio. Eugenio aveva studiato ingegneria all’Università di Firenze e si era laureato molto giovane, trasferendosi a Genova nel 1869 per iniziare la sua avventura nel mondo della liuteria.

L’apprendistato con Nicolò Bianchi

Il rapporto tra il vecchio maestro e il giovane allievo non fu semplice. Bianchi, uomo intelligente ma poco istruito e dai modi bruschi, aveva un carattere autoritario; Praga, invece, era un giovane colto e raffinato, poco incline alla disciplina ruvida del maestro. In una lettera del 1871 al padre di Eugenio, Bianchi scriveva con tono polemico:
«Non è né apprendista né factotum: è un signore che prende lezioni da me. Arriva alle 10 del mattino e se ne va alle 7 di sera dopo cena; nessuno deve disturbarlo, altrimenti non otterrete nulla da lui.»

Nonostante le tensioni, la collaborazione durò fino al 1877, quando Bianchi si trasferì a Nizza, lasciando a Praga la bottega in Vico del Cetriolo, vicino al Teatro Carlo Felice. Da quel momento Eugenio lavorò in autonomia.

Durante l’apprendistato realizzò numerosi strumenti per il maestro e probabilmente costruì un quartetto per l’Esposizione di Liuteria di Vienna del 1873. È plausibile che in quell’occasione abbia potuto osservare da vicino strumenti italiani antichi di grande valore.

Attività, premi e produzione

Le notizie sugli anni Ottanta e Novanta sono frammentarie. Sappiamo che nel 1884 vinse una medaglia d’oro all’Esposizione di Torino per una «lodevole collezione di strumenti ad arco» e per l’introduzione di una produzione nazionale di archetti. Realizzò infatti un buon numero di archetti, utilizzando talvolta parti di origine francese o tedesca.

Fu anche molto attivo nel restauro, aspetto che può spiegare la produzione relativamente limitata di strumenti nuovi. Negli anni Novanta trasferì casa e laboratorio in Vico Dritto di Ponticello, nel centro di Genova, e nel 1892 ottenne un’altra medaglia d’oro all’Esposizione Italo-Americana presentando violini, viole e violoncelli. Nel 1896 sposò Maria Caterina Freguglia; l’anno successivo nacque il loro unico figlio, Pietro Antonio.

Il primo custode del “Cannone”

Nonostante la scarsità di documenti, Praga godeva di grande stima nell’ambiente musicale e liutario italiano di fine Ottocento. Dai documenti relativi alla conservazione del violino “Cannone” di Paganini emerge che fu il primo liutaio incaricato ufficialmente di prendersi cura del Guarneri del Gesù del 1743. La scelta del Comune di Genova non sorprende: oltre che liutaio, Praga era un gentiluomo tra gentiluomini.

Morì alla fine dell’agosto 1901 in un paese sulle alture genovesi. Non si conosce con certezza la causa della morte. Un giornale locale riportò che la notizia colse di sorpresa molti, poiché si era ormai ristabilito, ma aveva rallentato la produzione «perché, fortunato lui, non ne aveva bisogno».

Stile e influenza

Nel panorama della liuteria italiana della seconda metà dell’Ottocento, Eugenio Praga occupa un posto di rilievo per la sua comprensione intuitiva della liuteria classica e per lo sviluppo di uno stile personale che si inserisce con naturalezza nella tradizione piemontese. A Casale Monferrato ebbe probabilmente modo di vedere strumenti antichi italiani e opere di Pressenda e Rocca, che influenzarono il suo lavoro.

I primi strumenti seguivano l’impostazione di Bianchi: modello di ispirazione stradivariana, ricci con occhio piccolo e ben arrotondato, vernice ad olio rossa e non antichizzata. Utilizzava un’etichetta calligrafica che lo indicava come allievo di Nicolò Bianchi.

Dopo la partenza del maestro, Praga sviluppò uno stile autonomo. Abbandonò progressivamente il modello stradivariano per dedicarsi a copie del “Cannone” di Paganini. Fu probabilmente il primo liutaio, dopo la morte di Paganini, ad avere la possibilità di studiare da vicino lo strumento, rilevandone con precisione riccio e effe.

Le sue interpretazioni del “Cannone” si distinguono per equilibrio, gusto e sensibilità. Pur rispettando l’originale, preferì talvolta ampliare leggermente la lunghezza del fondo, ricercando una cassa più generosa. Il risultato fu una sintesi personale, elegante e coerente. Utilizzava un’etichetta stampata con la dicitura «premiato con medaglia».

Tecnica costruttiva e rapporti con Rocca

Praga lavorava con forma interna e tasselli angolari orientati in diagonale; fissava tavola e fondo ai tasselli superiore e inferiore con perni conici in legno duro — caratteristica distintiva dei suoi strumenti autentici. Molti dettagli interni mostrano affinità con il lavoro di Enrico Rocca: tasselli e controfasce in abete, rifiniture curate e un’impostazione stilistica affine, soprattutto negli anni Novanta.

Non è chiaro quale fosse il rapporto tra i due. Provenivano da contesti sociali molto diversi, ma alcune somiglianze stilistiche suggeriscono contatti o collaborazioni. Dalle lettere di Cesare Candi sappiamo che Praga realizzò anche un contrabbasso a forma di pera, tipologia costruita da Rocca negli stessi anni.

Un’eredità sottovalutata

La produzione di Eugenio Praga è relativamente limitata, e forse per questo oggi non è considerato come meriterebbe: uno dei migliori liutai italiani dell’Ottocento, capace di influenzare la generazione successiva. I liutai genovesi del primo Novecento — da Cesare Candi a Paolo De Barbieri fino a Lorenzo Bellafontana — risentirono in modo significativo del suo stile elegante, in particolare nelle copie del “Cannone”.

Gentiluomo, studioso e raffinato interprete della grande tradizione italiana, Eugenio Praga rappresenta un anello fondamentale nella storia della liuteria genovese e nella conservazione dell’eredità paganiniana.

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