Una figura poliedrica nel panorama della liuteria contemporanea: Alberto Giordano unisce alla pratica artigianale una solida formazione storica e artistica. Diplomato alla Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona sotto la guida di maestri come Vincenzo Bissolotti, Wanna Zambelli e Stefano Conia, ha poi arricchito il proprio percorso con esperienze internazionali e studi universitari in Conservazione dei Beni Culturali e Storia dell’Arte.

Oggi è Conservatore del celebre Il Cannone, il violino costruito nel 1743 da Giuseppe Guarneri del Gesù e appartenuto a Niccolò Paganini, simbolo identitario della città di Genova.

Dalla bottega alla riflessione estetica

Nell’intervista, Giordano ripercorre gli anni della formazione cremonese, ricordando l’entusiasmo e la dedizione dei suoi maestri, e racconta l’esperienza fondamentale accanto a Joseph Curtin e Gregg Alf, vissuta in un clima di studio condiviso e riflessione costante sulla bellezza e sulla personalità degli strumenti.

Per Giordano la liuteria non è solo mestiere, ma atto culturale: lo strumento è un oggetto vivo, inserito nella storia dell’arte e della società italiana. Gli studi universitari hanno ampliato il suo sguardo, permettendogli di intrecciare pratica, ricerca e pensiero critico.

L’esperienza del “Cannone”

Essere conservatore del violino di Paganini significa, prima di tutto, responsabilità verso una memoria civica. Giordano descrive il rapporto con lo strumento musealizzato come un esercizio di rispetto e lentezza: ogni gesto è misurato, ogni intervento calibrato per non disturbare il “bioritmo” di un oggetto che vive in un tempo diverso da quello quotidiano.

Stradivari e Guarneri: due visioni opposte

Nell’intervista emerge una lettura affascinante dei grandi maestri cremonesi.
Antonio Stradivari appare come innovatore consapevole, capace di coniugare funzionalità e gusto antiquario, ispirandosi all’arte classica.
Guarneri del Gesù, invece, evolve verso un linguaggio più libero, quasi espressionista, soprattutto negli ultimi strumenti, dove la linea si fa cruda e personale, lontana dalla perfezione formale stradivariana.

Liuteria contemporanea: innovare senza copiare

Giordano affronta anche il tema dell’oggi: la diagnostica moderna ha ampliato la conoscenza strutturale del violino, ma esiste il rischio di una dipendenza eccessiva da pochi modelli iconici. L’invito ai giovani liutai è chiaro: interpretare la tradizione, non copiarla.

Un segnale importante arriva anche dal Premio Paganini, dove il giovane vincitore ha trionfato con uno strumento contemporaneo, dimostrando che la liuteria attuale può competere ai massimi livelli internazionali.

Uno sguardo al futuro

Il futuro della liuteria italiana, secondo Giordano, dipende dalla capacità di mantenere viva la tradizione senza trasformarla in una gabbia. Studiare gli strumenti dal vero, toccarli, comprenderli nella loro tridimensionalità è fondamentale per evitare che la fotografia sostituisca l’esperienza diretta.

Un pensiero che riassume bene la sua visione: costruire strumenti vivi, autentici, radicati nella storia ma capaci di parlare al presente.

Per leggere l’intervista completa e approfondire tutti i temi affrontati, rimandiamo all’articolo integrale

Post recenti

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca