{"id":512,"date":"2019-12-23T00:22:16","date_gmt":"2019-12-22T23:22:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giordanoviolins.com\/?p=512"},"modified":"2019-12-27T00:00:09","modified_gmt":"2019-12-26T23:00:09","slug":"512-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giordanoviolins.com\/en\/512-2\/","title":{"rendered":"Giuseppe Guarneri Filius Andreae"},"content":{"rendered":"[vc_row css=&#8221;.vc_custom_1574031663906{margin-bottom: 50px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1577056995191{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;]\n<h3>Giuseppe Guarneri \u201cfilius Andreae\u201d, Cremona 1666 &#8211; 1740<\/h3>\n<p>L\u2019architettura dei giardini nel centro di Cremona, l\u2019ampio spazio verde che essi offrono alla vista e al godimento dei cittadini, la galleria dal maturo stile fascista che ne chiude l\u2019imbocco, lasciano poco intendere oggi agli appassionati di liuteria su quale ne sia stato l\u2019aspetto ai tempi dei migliori artefici cremonesi. La basilica di San Domenico, connotata da una bella facciata medievale a capanna con galleria ad archetti, e dalla successiva grande ristrutturazione rinascimentale, fitta di cappelle, torricini e annesso monastero, s\u2019imponeva in tutta la sua grandiosit\u00e0 a breve distanza dalla Cattedrale.<br \/>\nLa piazzola antistante, detta di San Domenico, luogo d\u2019incontro per mercanti, artigiani e musicisti, era conchiusa in fronte da un gruppetto di case, ognuna unita all\u2019altra, con un piccolo vicolo chiuso retrostante: qui si svolsero le vite delle tre grandi famiglie di liutai cremonesi, gli Amati, i Guarneri, gli Stradivari. Quando nel 1698 mor\u00ec Andrea, capostipite della famiglia e proprietario della casa, (acquistata grazie anche all\u2019eredit\u00e0 della moglie Anna Orcelli che permise di accorpare i due immobili adiacenti), Giuseppe Guarneri era un liutaio ormai esperto ed autonomo, pronto ad opporre un\u2019agguerrita concorrenza verso il suo pi\u00f9 famoso vicino di casa, quell\u2019Antonio Stradivari, i cui affari procedevano prosperi e copiosi. Fu questo un momento importante per la famiglia Guarneri: i due fratelli Pietro e Giuseppe seppero spartire l\u2019eredita dei Andrea in modo retto e collaborativo: merito anche del padre che, nonostante mai avesse perdonato a Pietro il suo trasferimento a Mantova, volle essere giusto con entrambi i figli. Nello stesso anno Giuseppe divenne padre per la terza volta, avendo la moglie Barbara partorito Bartolomeo Giuseppe, il futuro \u201cdel Ges\u00f9\u201d. Il fratello Pietro gli lasci\u00f2 quindi, come convenuto, la casa di famiglia, i legni e gli attrezzi in essa contenuti, e immaginiamo anche l\u2019auspicio che egli potesse tenere alta la posizione e la tradizione di famiglia in citt\u00e0. Nonostante i positivi auspici, l\u2019inizio del nuovo secolo dovette essere assai difficile per la citt\u00e0 di Cremona e di conseguenza, per il nostro artefice: nel primo decennio si assistette al crollo del potere spagnolo che da quasi due secoli teneva sotto di s\u00e9 il Ducato di Milano, si assistette all\u2019occupazione delle truppe francesi, al passaggio del Ducato agli Asburgo, al temporaneo collasso dell\u2019economia agricola e per chiudere a calamit\u00e0 naturali quali alcune inondazioni del Po. Ci\u00f2 nonostante, va detto che il mercato della liuteria sostanzialmente resse il colpo: la concorrenza in citt\u00e0 si era ormai ridotta poich\u00e9 il successore di Nicol\u00f2 Amati, Gerolamo II, dovette abbandonare la citt\u00e0 a causa dei suoi problemi finanziari; inoltre, morto Francesco Ruggeri alla fine del secolo precedente, i figli non riuscirono ad imporsi sul mercato. Se escludiamo lo Stradivari, che ormai vantava una posizione di dominio avendo il controllo delle committenze migliori, la posizione di Giuseppe Guarneri, bench\u00e9 secondaria, garantiva alla bottega una buona continuit\u00e0 produttiva. Furono quindi i primi quindici anni del Settecento particolarmente attivi per la bottega; le vicende familiari invece furono pi\u00f9 tortuose e complesse e ne abbiamo conoscenza precisa grazie alle ricerche iniziate dai fratelli Hill e accuratamente perfezionate in epoca recente da Duane Rosengard e Carlo Chiesa. Riassumendo: nel 1706 il primogenito Andrea, quasi certamente destinato a continuare la bottega paterna, muore improvvisamente; nel 1715 Giuseppe accende un debito ipotecario su Casa Guarneri che diverr\u00e0 causa di futuro dissesto finanziario; nel 1717 Pietro abbandona Cremona per Venezia iniziando, finalmente per lui, l\u2019attivit\u00e0 in proprio; Giuseppe il giovane ancora assiste il padre ma di l\u00ec a poco, presa moglie nel 1722, interrompe il mestiere per cercare migliori fortune in altre attivit\u00e0. Il seguito fu un susseguirsi di vicende deprimenti, dal protrarsi dei debiti conseguiti per difendere la propriet\u00e0 della casa, alle condizioni di salute che portarono Giuseppe sr. in ospedale nel 1730, al suo ritorno in casa (probabilmente da disabile), all\u2019aiuto del figlio Giuseppe che torna a collaborare col padre (incaricato di scolpire le teste per i suoi violini), fino alla morte occorsa in condizioni di quasi indigenza, nel 1740.<br \/>\nIl violino che qui presentiamo fu costruito intorno al 1705, in uno dei periodi pi\u00f9 felici della produzione di Giuseppe; lo stile affascina per una certa commistione che coniuga positivamente tradizione e innovazione: erede del patrimonio stilistico della famiglia Amati tramite il padre Andrea, che fu il pi\u00f9 fedele allievo di Nicol\u00f2, Giuseppe in questo violino mostra linee di piacevole novit\u00e0, di emancipazione: in particolare nella maggiore forza del modello, nel bordo pi\u00f9 potente e soprattutto nella sua personalissima libert\u00e0 scultorea, sempre ammirabile nei suoi riccioli, tra i pi\u00f9 affascinanti di tutta la storia liutaria cremonese. Del padre volle abbandonare, o quantomeno modificare, la vernice, che da un colore bruno marrone, port\u00f2 verso tonalit\u00e0 pi\u00f9 brillanti e profonde dai colori arancio e rosso bruno; importante fu certamente in questo passaggio l\u2019influenza del fratello Pietro che gi\u00e0 a Mantova stava sperimentando simili soluzioni. Non possiamo che nominare, tra coloro i quali hanno contribuito alla maturazione del suo proprio stile individuale, anche il suo grande concorrente e vicino di casa, l\u2019Antonio Stradivari, di cui certamente seguiva le novit\u00e0 e l\u2019evolversi dei modelli. Di contro, pur non avendo altri allievi documentati (i fratelli Hill ipotizzarono una frequentazione da parte di Carlo Bergonzi), ebbe grande influenza sui figli, in particolar modo su Giuseppe \u201cdel Ges\u00f9\u201d, che soprattutto all\u2019inizio della carriera tenne a gran rispetto sia la liuteria paterna che quella del vicino di casa Stradivari. Strano destino quello del Giuseppe: fino tutto il primo Ottocento il pi\u00f9 importante artefice della famiglia Guarneri fu considerato il padre Andrea; successivamente il figlio minore Giuseppe \u201cdel Ges\u00f9\u201d il quale divenne, grazie anche a Nicol\u00f2 Paganini, ci\u00f2 che tutt\u2019oggi consideriamo. La fortuna critica di Giuseppe senior \u00e8 quindi risultata ingiustamente compressa tra quella del padre e quella del figlio, stretto all\u2019interno dei membri della sua stessa famiglia della quale volle, fino all\u2019ultimo, tenacemente tenere unita la trazione.<\/p>\n<h3>Analisi dello strumento<\/h3>\n<p>Etichetta &#8211; Secondo la certificazione emessa, l\u2019etichetta \u00e8 originale ed autografa: la carta non mostra una vergatura profonda, l\u2019impressione tipografica \u00e8 leggera ma risulta alla vista ben inchiostrata: il numero 1, marcato a pennino, appare sbiadito, il 7 invece ben segnato, lo 0 e l\u2019ultima cifra purtroppo danneggiati.<br \/>\nCostruzione &#8211; Persi i tasselli di testa e alcuni centrali, l\u2019interno mostra significative specificit\u00e0 della costruzione d\u2019origine. Molto particolari le controfasce dalla fibra larga (solo tre autunnali in alcune) che risultano piuttosto alte e bombate, con segni di lavorazione, gobbe e perdita di frammenti durante la lavorazione; si incastrano in tasselli centrali dal colore chiaro finiti a sgorbia. L\u2019interno appare comunque molto simile a quelli del figlio minore Giuseppe sia per velocit\u00e0 di lavorazione che per una certa noncuranza.<br \/>\nPiani armonici &#8211; Tavola: la bella scultura del piano armonico si eleva piena fino al colmo, posto nel centro geometrico dello strumento: appare essa quasi una modernizzazione delle bombature di tradizione Amati: curva e stretta nella parte centrale, ma pi\u00f9 tesa e piena nel dirigersi verso le estremit\u00e0 superiori ed inferiori e verso i bordi del violino. L\u2019altezza massima (16,3 millimetri) si trova quindi appena sotto i fori superiori delle effe, e discende gi\u00e0 a partire dal diapason, collocato all\u2019inusuale lunghezza di 20,2.<br \/>\nFondo: come per la tavola il punto pi\u00f9 alto si trova appena sotto le punte superiori, ad una altezza di 16,8. Vi \u00e8 una certa irregolarit\u00e0 nella parte superiore nella zona del nodo in cui si nota una ingobbatura, dovuta al movimento naturale del legno, e, verso l\u2019esterno, un forte svuotamento: in generale questo lato appare pi\u00f9 magro e la sgorbia sembra essere entrata piatta per poi elevarsi bruscamente.<br \/>\nBordi e filetti &#8211; Bellissimo e personalissimo il filetto nel quale il \u201cnero\u201d risulta predominante e molto mosso, piacevolmente separato dal \u201cbianco\u201d in alcuni punti; la tintura non \u00e8 uniforme, fu forse eseguita frettolosamente e l\u2019unione tra le tre strisce risulta poco solidale: il canale \u00e8 irregolare con segni di coltello e vuoti, la superfice del filetto frastagliata; sul fondo non si notano giunture, le lunghe parti superiori ed inferiori sembrano fatte in pezzi unici; lo spessore \u00e8 di 1,3 abbondante, anche se alla vista si direbbe pi\u00f9 sottile. Le punte hanno bei prolungamenti equivalenti, e in quelle inferiori il filetto che giunge dal corpo s\u2019impone su quello della \u201cC\u201d. L\u2019incasso \u00e8 posto a 3,3 millimetri, il bordo \u00e8 spesso 3 e 3,5 sulle punte, l\u2019overhang \u00e8 di 3,7 sulle \u201cC\u201d mentre decresce a 2,7 sui corpi superiore ed inferiore. La sezione del bordo (ovvero la sua rotondit\u00e0) intorno alla \u201cC\u201d e alle punte \u00e8 fortemente ovalizzata con diverse linee piatte: da notare che le fasce sono intonse, nessun graffio di lima o rasiera, ma solo le tracce del coltello che ha abbozzato l\u2019arrotondamento sulle pareti del bordo, con qualche residuo di sbriciolamento.<br \/>\nLa sguscia, che piega a 2,5, \u00e8 priva di contro-curva e genera un bordino a cordone delicato e lavorato, seppure con spontaneit\u00e0, con una certa cura: la profondit\u00e0 \u00e8 leggera e ben calibrata, quasi costante a 0,5: da notare il raccordo irregolare alla nocetta, tipico di padre e figlio, che interrompe bruscamente la regolarit\u00e0 del fluire del bordo. Probabile l\u2019uso di una rasiera con testa piccola e molto curva lungo tutto il percorso della sguscia.<br \/>\nEffe &#8211; Giuseppe Guarneri qui utilizza un bel modello di ispirazione Amati al quale apporta personali elementi di ammodernamento: i fusti sono appena pi\u00f9 rigidi, gli occhi inferiori leggermente ovalizzati, le tacche larghe e profonde. Notevole la sgusciatura che crea un raccordo irregolare con la bombatura: essa parte profonda sul lato della effe e s\u2019interrompe sfumando alla paletta, che viene terminata con la rasiera: tutta l\u2019area della effe risulta raccordata con poca cura, si vede il trapasso tra lavorazione a sgorbia, pialletto e rasiera, e la finitura con materiale abrasivo che ha ammorbidito, arrotondano leggermente, i fusti delle effe.<br \/>\nTesta &#8211; Il talento scultoreo di Giuseppe Guarneri trova il suo esito migliore nell\u2019intaglio del ricciolo, nel quale riesce ad imprimere una meravigliosa combinazione di personalit\u00e0, originalit\u00e0, immediatezza e forza espressiva<br \/>\nDalla vista laterale appare chiaramente lo stile Guarneri maturo: nel lato sol la ganascia procede piana, la concavit\u00e0 inizia solo in prossimit\u00e0 del punto pi\u00f9 stretto del dorso al vertice della testa; la lavorazione dei giri laterali fu condotta con una sgorbia piccola che ha lasciato diverse tracce sul suo percorso. Bellissimo lo smusso a taglio, successivamente arrotondato con garbo, che definisce il giro della spirale e giunge all\u2019occhio piuttosto largo lasciando cos\u00ec una piccola circonferenza ben definita. Nella vista frontale il ventaglio appare piuttosto rigido e ancora si nota il gusto Amati nell\u2019arrotondamento pieno dei giri; la scultura di questi appare sostanzialmente coerente tra i due lati e mostra piacevoli alternanze di vuoti e pieni, di sopra-squadra e sotto-squadra, tuttavia meno estremi rispetto alle teste degli ultimi strumenti del figlio Giuseppe \u201cdel Ges\u00f9\u201d. Nel dorso si notano i punti di centratura mentre non appare alcuna linea di mezzeria; il bottone inferiore risulta ampio e poco sgusciato, lo smusso laterale si mostra largo e di angolo cadente; da notare questi profondi graffi, forse causati dalla punta di una rasiera.<br \/>\nVernice &#8211; Seppure mutilata con ogni probabilit\u00e0 in passato da una violenta quanto insensata pulitura, la vernice che ancora veste questo strumento ci appare in tutto il suo splendore conservativo: consistente di pasta e spessa nella tessitura, perfettamente ancorata, meravigliosamente trasparente, ricca di una brillante pigmentazione arancio bruno che riempie la vista di bellissimi riflessi damascati. Sorprendente il sottofondo, cos\u00ec fortemente sigillante, dalla dominante verde venata di colore ocra e cannella, sul quale la vernice fu convenientemente adagiata: l\u2019effetto \u00e8 liquido e trasparente, rivelatore di una preziosa e armonica concordanza tra vernice e sottofondo.<\/p>\n<h3>Misure<\/h3>\n<p>Lunghezza &#8211; fondo 358 tavola 357<br \/>\nLarghezza superiore &#8211; fondo 169 tavola 170<br \/>\nLarghezza centrale &#8211; fondo 108,3 tavola 108<br \/>\nLarghezza inferiore &#8211; fondo 206,3 tavola 206 (bordo rovinato) Occhi effe &#8211; 40,6 &#8211; Fasce &#8211; 28,7 &#8211; 30,4 &#8211; 30 &#8211; 29,5[\/vc_column_text][mk_gallery images=&#8221;521,522,523,524,525,526,527,528&#8243; height=&#8221;250&#8243; hover_scenarios=&#8221;slow_zoom&#8221; margin_bottom=&#8221;50&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row css=&#8221;.vc_custom_1574031663906{margin-bottom: 50px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1577056995191{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;] Giuseppe Guarneri \u201cfilius Andreae\u201d, Cremona 1666 &#8211; 1740 L\u2019architettura dei giardini nel centro di Cremona, l\u2019ampio spazio verde che essi offrono alla vista e al godimento dei cittadini, la galleria dal maturo stile fascista che ne chiude l\u2019imbocco, lasciano poco intendere oggi agli appassionati di liuteria su quale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":521,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-512","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archi-magazine"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.9 - 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