{"id":1543,"date":"2023-03-09T09:43:56","date_gmt":"2023-03-09T08:43:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.giordanoviolins.com\/?p=1543"},"modified":"2023-03-09T09:55:03","modified_gmt":"2023-03-09T08:55:03","slug":"giovanni-battista-guadagnini-viola-cozio-torino-1773","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.giordanoviolins.com\/en\/giovanni-battista-guadagnini-viola-cozio-torino-1773\/","title":{"rendered":"Giovanni Battista Guadagnini, viola Cozio, Torino 1773"},"content":{"rendered":"[vc_row css=&#8221;.vc_custom_1574031663906{margin-bottom: 50px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1678351319372{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;]\n<div class=\"page\" title=\"Page 1\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p><em>\u201cMia viola di Giambattista Guadagnini migliore 1773, fondo giunto con poca vena, coperchio intiero bello le effe con la mandola riccio grosso le effe belle\u201d1.<\/em><br \/>\nQuando nel Giugno del 1816 il Conte Ignazio Alessandro Cozio di Salabue compilo\u0300 di sua mano un dettagliato inventario della sua collezione di strumenti musicali, cosi\u0300 descrisse la viola contralto che possedeva da piu\u0300 di quarant\u2019anni e di cui ancora andava fiero. Nell\u2019inventario segue una minuziosa descrizione delle misure dalla viola e degli altri strumenti che, a quel punto della vita, aveva deciso di alienare definitivamente, a dimostrazione di una passione ormai spenta. Il destinatario del gruppo completo di strumenti del Guadagnini fu il banchiere milanese Carlo Carli, talentuoso violinista dilettante, amico del Conte (e di Niccolo\u0300 Paganini), il quale si offri\u0300 di tenere in conto vendita viole, violini e violoncelli presso la sua abitazione in Milano. La viola, pressoche\u0301 intatta nelle sue condizioni d\u2019origine, faceva parte della prima serie di strumenti, sei violini e due viole, che il giovane Conte acquisto\u0300 dal Guadagnini, prima di assumerlo alle sue dipendenze tramite il noto contratto firmato a Torino il 28 Dicembre del 1773. Fu questo un anno particolare per la citta\u0300, segnato dal lungo periodo di lutto imposto per la morte del Re Carlo Emanuele III di Savoia, durante il quale ogni attivita\u0300 musicale e teatrale venne sospesa; otto strumenti erano una parte significativa della produzione annuale del liutaio e la loro vendita importante per il sostentamento della numerosa famiglia, giunta in citta\u0300 proveniente da Parma due anni prima. Torino nella seconda meta\u0300 del Settecento stava vivendo una notevole espansione e il rinnovo urbanistico andava modificando definitivamente l\u2019aspetto del centro cittadino con le demolizioni degli edifici medievali, per dare spazio ad un\u2019architettura aggiornata al gusto e alla modernita\u0300 europea, consona all\u2019ambizione della casa regnante. A seguito dei successi riportati durante le Guerre di Successione, Carlo Emanuele III era riuscito a consolidare il territorio e la popolazione della citta\u0300, di circa sessantamila anime nel 1741, aveva raggiunto la quota di novantamila. L\u2019attivita\u0300 musicale era intensa e di alto livello grazie non solo alla cappella Reale, attiva gia\u0300 nel Rinascimento, e ai teatri principali quali il Regio ed il Carignano, ma anche grazie ad un fitto tessuto formato da appassionati e dilettanti che alimentavano un\u2019interessante porzione di mercato. Risulta probabile che il Guadagnini sia stato anche attratto dalle strette relazioni tra musicisti torinesi e francesi e di conseguenza dal mercato d\u2019oltralpe; inoltre, a parte pochi costruttori di chitarre e mandolini, in citta\u0300 non vi erano piu\u0300 liutai dediti alla costruzione di strumenti ad arco. Possiamo anche immaginare che al suo arrivo a Torino Giambattista avesse tentato di avvicinare Gaetano Pugnani, primo violino di spalla al Teatro Regio il quale, appena rientrato in citta\u0300 e forte della sua fama internazionale, era uomo di potere e attore importante nel mercato del violino. Comunque siano andate le cose (forse non cosi\u0300 bene come avrebbe immaginato o sperato l\u2019ormai anziano liutaio) alla fine del 1773, tramite la mediazione di Giovanni Michele Anselmi, il Guadagnini si mise alle dipendenze del conte, garantendo un numero di strumenti costruiti ogni anno in cambio di uno stipendio fisso: una soluzione certamente non ideale per un uomo cosi\u0300 dinamico ma che tuttavia garantiva alla sua numerosa famiglia di uscire<\/p>\n<p>1 La mia migliore viola di Giambattista Guadagnini del 1773; fondo giunto (in due pezzi) con poca vena, la bella tavola in un unico pezzo, le effe con la mandorla (con i fori ovali), il grosso ricciolo, le belle effe<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 2\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>da uno stato di accertata indigenza. Strano destino quello degli strumenti di Guadagnini costruiti per il Cozio se, come apprendiamo, dopo cosi\u0300 lungo tempo giacevano ancora invenduti. Nell\u2019inventario compilato alla morte del conte nel 1841, la maggior parte degli oltre cinquanta strumenti, incluse le due viole, era ancora allocata presso l\u2019abitazione della famiglia Carli a Milano. Secondo quanto si apprende dagli inventari, in circa sessant\u2019anni solo un paio di violini e un violoncello vennero venduti; tutti gli altri strumenti si trovavano ancora cosi\u0300 come li aveva terminati il liutaio, o addirittura non terminati poiche\u0300 alcuni di loro, tra cui un violoncello, non furono neppure verniciati o montati: vennero a portati a termine solo nel 1816 da Carlo Mantegazza che provvide alla verniciatura di un violoncello e alla modernizzazione di alcuni manici di violini, affinche\u0301 fossero piu\u0300 facilmente vendibili. La vendita comunque non ando\u0300 a buon fine dato che non ebbero successo nell\u2019intento ne\u0301 il Conte Cozio ne\u0301 il suo procuratore Carli che ben conosceva il mercato di appassionati e collezionisti: i violini, le viole e i violoncelli del Giambattista risultavano pressoche\u0301 invendibili e nessuno ne era interessato. Fu cosi\u0300 che morti sia il Conte che il Carli, dopo lunga ed estenuante trattativa, il commerciante Luigi Tarisio riusci\u0300 ad acquistare per un prezzo da sbarazzo sei violini; la collezione intera era passata alla figlia del Conte Matilde e quindi da lei al cugino, il Marchese Rolando della Valle che nella seconda meta\u0300 dell\u2019Ottocento vendette, disperdendola, la collezione. Della viola si perse ogni traccia: riapparve negli stati uniti all\u2019inizio del Novecento e dopo vari passaggi venne venduta da Lyon and Healey con il nome di \u201cSovereign\u201d (la Sovrana): la provenienza dalla collezione del nobiluomo piemontese era ormai perduta; dopo altri passaggi di proprieta\u0300 essa e\u0300 tornata nelle colline del Monferrato, accasata nella collezione di un appassionato connoisseur.<\/p>\n<p>Per la costruzione della viola il Guadagnini volle provvedersi di un nuovo modello e di una nuova forma: il disegno ci appare piuttosto differente da quello delle viole costruite nel periodo di Parma e nonostante riveli la consapevolezza del contralto stradivariano, da esso se ne distacca rivelandoci tutta la capacita\u0300 innovativa del suo autore. Persino nella costruzione della forma di legno si riscontrano le evidenze di questa discontinuita\u0300: come ha notato Barthelemy Garnier che ha curato il restauro della viola, il Guadagnini gia\u0300 da alcuni anni aveva abbandonato la tradizionale forma cremonese dagli scassi ortogonali rispetto all\u2019asse longitudinale, in favore di una dagli scassi angolati che possiamo definire come forma \u201citaliana\u201d. Sebbene le ragioni di questo cambiamento non siano del tutto chiare, possiamo comunque ipotizzare, conoscendo la personalita\u0300 pragmatica del Guadagnini, che questa nuova forma gli consentisse di accelerare ulteriormente la lavorazione della struttura delle fasce. Garnier ha notato, grazie anche alla particolare purezza dell\u2019interno dello strumento che ad oggi risulta incorrotto, la grande velocita\u0300 di esecuzione, che si nota soprattutto nella lavorazione dei tasselli, finiti con pochi colpi di sgorbia, e nell\u2019inserzione delle controfasce centrali nei tasselli, che viene risolta con netti ed incuranti tagli di coltello; il fatto che sul piano interno del fondo non appaiano segni di attrezzi conferma che la lavorazione delle fasce avveniva prima del loro incollaggio su di esso. La tavola armonica venne ricavata da un unico pezzo di abete, cosa non frequente per il Guadagnini e che si riscontra in alcuni strumenti fatti per il conte: un abete non di grande qualita\u0300 in questo caso, dalla vena forte e appena ritorta, ma dalle notevoli qualita\u0300 acustiche. Anche per il fondo la scelta fu improntata al risparmio, il pezzo di acero usato ha solo leggere le marezzature e alcune macchie piuttosto marcate nella parte inferiore.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 3\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Nonostante il materiale non di prima scelta, la lavorazione appare impeccabile, attenta e sempre felicemente risolta; alte le bombature (21 il tavola e 19.5 il fondo) con curve che su entrambi i piani rimangono piene sino al filetto. Nelle microtomografie elaborate presso Elettra Sincrotrone ~ Trieste da Diego Dreossi e Nicola Sodini, e\u0300 evidente la cura dedicata alla scultura dei piani e quanta attenzione mostri la spessorazione dei piani armonici, giunti intatti fino a noi. La tavola risulta solida nella zona delle effe dove si porta sino a quasi 4 millimetri per degradare sensibilmente lungo la giunta; nel fondo il punto di spessore maggiore nel centro e\u0300 di 4 millimetri e scende significativamente nei polmoni superiori ed inferiori fino a 2. I bordi sono una felice sintesi di forza ed eleganza: il filetto e\u0300 consistente, ricavato da strisce di legno di noce, facile a piegarsi, inserito a circa 4.5 millimetri dal bordo, con punte prive di estensioni; lungo il canale si notano i segni del coltello, testimoni della velocita\u0300 di esecuzione. Nell\u2019osservare il piano armonico, spostandosi dalle punte ai fori armonici, l\u2019occhio puo\u0300 risultare ingannato dalle proporzioni della viola poiche\u0301 non si ha la sensazione di ammirare una viola di piccolo formato: le punte generose, l\u2019alta bombatura e le effe, piazzate piuttosto distanti tra loro, suggeriscono una sensazione di generale forza architettonica e rivelano l\u2019abilita\u0300 del Guadagnini nel progettare questo strumento, la cui sonorita\u0300 e\u0300 sempre piena e particolarmente a fuoco, nel tentativo (riuscito) di portare al massimo le potenzialita\u0300 di una viola di piccole dimensioni. Occorre ricordare che dalla seconda meta\u0300 del Settecento il formato di viola contralto divenne il prediletto dai musicisti: a seguito dell\u2019aumento dell\u2019attivita\u0300 professionale nei teatri, e in considerazione del fatto che il lavoro veniva pagato a \u201cgettone\u201d, la parte della viola era coperta piu\u0300 frequentemente da violinisti i quali preferivano uno strumento agile (e preferibilmente economico) per poter affrontare il lavoro. Parimenti il ruolo della viola nelle composizioni si andava raffinando giungendo a maggiore difficolta\u0300 tecnica, per la quale un formato di dimensione minore risultava ideale.<\/p>\n<p>Il ricciolo e\u0300 delicato nelle proporzioni, sinuoso nel profilo: la linea delle ganasce e del cavigliere stradivariani sono definitivamente abbandonati, il profilo viene reso agile come quello di un violino. Nella scultura notiamo l\u2019intero repertorio di Giambattista: i punti di tracciatura sui giri profondi sino al secondo giro (una seconda tracciatura fu quindi necessaria), tracce di sgorbia, sul retro il bottone ovalizzato che si connette non senza qualche indecisione alla linea dorsale. Infine la vernice: non ancora dotata del pigmento rosso bruno che rendera\u0300 celebri gli strumenti torinesi del Giambattista, risulta tuttavia morbida, trasparente nella sua semplice composizione e sobriamente elegante nel rivestire lo strumento.<\/p>\n<p>Misure del fondo: Lunghezza 400 &#8211; Larghezza superiore 185.9 &#8211; centrale 130.2 &#8211; inferiore 232 &#8211; Diapason 216 Fotografie: Yuma Murata, Alberto Giordano<\/p>\n<p>Ringraziamenti: Gianni Accornero, Claudio Amighetti, Eric Blot, Barthelemy Garnier, Claire Givens, Roberto Iovino, Duane Rosengard, Andrea Zanre\u0300; The Strad magazine, Elettra Sincrotrone Trieste, Biblioteca Statale Cremona.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n[\/vc_column_text][mk_gallery images=&#8221;1670,1672,1674,1676,1678,1680,1682&#8243; height=&#8221;250&#8243; hover_scenarios=&#8221;slow_zoom&#8221; margin_bottom=&#8221;50&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row css=&#8221;.vc_custom_1574031663906{margin-bottom: 50px !important;}&#8221;][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1678351319372{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;] \u201cMia viola di Giambattista Guadagnini migliore 1773, fondo giunto con poca vena, coperchio intiero bello le effe con la mandola riccio grosso le effe belle\u201d1. 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