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Quando Niccolò Paganini calcava le scene europee, la maniera di imbracciare e di suonare il violino era differente rispetto all'impostazione contemporanea.
Una delle molte ragioni era dovuta alla montatura dello strumento: tastiera corta, ponticello generalmente sottile e poco svuotato, corde in budello grezzo (tranne la quarta corda che era avvolta in metallo).
Dai documenti a dalle lettere lasciati da Paganini e da alcune evidenze sul violino “Il Cannone”, possiamo essere certi che egli non fece mai uso della mentoniera e di corde in metallo; il ritrovamento della montatura originale ci permette di meglio comprendere taluni sconosciuti aspetti della sua tecnica violinistica. L’edizione storica del “Cannone” ad opera di Alberto Giordano riflette vent'anni di esperienza nell’assistere il violino di Paganini ed è basata sugli studi e sulle ricerche condotte per "Recupero Storico" intrapreso sul "Cannone" nel 2004.
Il violino è costruito utilizzando le antiche tecniche cremonesi, già descritte nel volume di Roger Hargrave e John Dilworth, edito da P. Biddulph ed integrate da studi condotti in prima persona direttamente sul "Cannone".

L’intenzione di Alberto Giordano è riprodurre il Cannone come era prima che divenisse ciò che oggi conosciamo: anziché riproporre l’immagine anticata del violino, intende piuttosto giungere all’autentico “motore” dello strumento: bombature e spessori sono riprodotti con precisione, così come il manico inchiodato al tassello superiore e tutte quei particolari stilistici e proporzionali del Cannone che vengono rispettati con grande cura.
Infine la montatura: la copia è estremamente precisa nel riprodurre la tastiera, il ponticello così come pure le corde usate da Niccolò Paganini.