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Giuseppe Rocca, 1839 a Torino

Giuseppe Antonio Rocca, fece a Torino anno Domini 1839
Fuori dall’antica porta degli Archi, oltre il torrente Bisagno che separa la città storica di Genova dalle sue delegazioni orientali, alla metà dell’Ottocento stava la Pila: un borgo di poche case disteso sulla piana sotto la collina a vocazione residenziale di San Francesco d’Albaro, con terreni coltivati e una chiesa di origine duecentesca intitolata a Santa Zita, presso la quale si svolgeva il mercato delle vacche. Fu in uno di questi orti, di proprietà del Marchese De Ferrari, che in una mattina della fine di Gennaio del 1865 venne rinvenuto il corpo di un uomo, ormai senza vita, precipitato in un pozzo.
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Tra i ricordi che Carlo Nardi, avvocato genovese, raccolse in un’intervista a Cesare Candi poco prima della sua scomparsa, spiccano le immagini narrate della bottega bolognese di Raffaele Fiorini nella quale, appena adolescente, Cesare aveva compiuto il primo apprendistato. Il breve racconto si incentra sulla durezza della vita e sui modi rudi del maestro, sulla fatica di un lavoro poco retribuito a causa del quale i due fratelli Candi decisero di abbandonare la loro città natale, tentando la sorte in quella Genova che, alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, viveva una discreta ripresa economica e musicale.
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‘Nella contrada dei Servi Rocca è popolare a tutti: abita per fitto un piccolo appartamento al numero 48, piano secondo e vi si accede per una buia scaletta di pietra. L’appartamento è composto di poche stanzette arredate semplicemente e più che l’idea di abitazione mi fecero quella di un laboratorio. Violini appesi da ogni lato, violini in riparazione...dalla via nessuno strepito sale a turbare il silenzio religioso dell’officina, solo di tratto in tratto il rauco grido di un vecchio pappagallo, spettatore impaziente e impassibile di quell’assiduo lavoro’.
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Archisinc

A cura di Nicola Sodini e Alberto Giordano. La Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) è uno strumento di indagine utilizzato con successo in liuteria ormai da una quindicina d’anni, grazie alle sue caratteristiche di non invasività. approccio assolutamente necessario in considerazione del valore, se non dell’unicità, degli strumenti sotto esame.
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Il rettifilo medievale di via della Maddalena, che si estende nel centro storico di Genova ai piedi della Strada Nuova, la via aristocratica cinquecentesca, fino circa alla chiesa di San Siro, fu intorno alla metà del settecento un quartiere attivo e popoloso abitato da artigiani, commercianti, musicisti e liutai; nonostante la città si trovasse in una posizione sociale e politica difficile (nel dicembre del 1746 si era liberata dell’occupazione austro-piemontese con la rivolta popolare...
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Augusto Pollastri, Bologna 1877-1927 – Violoncello, circa 1908 Nell’ambito del secondo ottocento italiano la bottega di Raffaele Fiorini (1828-1898) ebbe un ruolo fondamentale nella ripresa dell’attività costruttiva e nel rinnovamento stilistico liutario; uomo dal carattere forte e risoluto, nell’arco di circa trent’anni di attività in Bologna ebbe alle sue dipendenze, oltre al figlio Giuseppe, i fratelli Oreste e Cesare Candi, quindi Armando Monterumici e Augusto Pollastri:...
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